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> Blog > Fascicoli > Numero 2/2026 > Gli obblighi internazionali presi sul serio, l’osservanza delle Carte dei diritti al tempo delle guerre e il ruolo del giudice
FascicoliNumero 2/2026

Gli obblighi internazionali presi sul serio, l’osservanza delle Carte dei diritti al tempo delle guerre e il ruolo del giudice

Di
Antonio Ruggeri
Pubblicato: 18 Maggio 2026
4 Min di lettura
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Lo scritto mette in evidenza che le Carte dei diritti esprimono vincoli sia positivi che negativi a carico del legislatore, risultanti dalla “copertura” offerta a tali documenti normativi dagli artt. 10 e 11 della Costituzione, nel loro fare “sistema” con gli artt. 2 e 3: per un verso, essendo fatto obbligo della loro ricezione in ambito interno e di darvi adeguato svolgimento normativo e, per un altro verso, essendo comunque inibito al legislatore di disporre in contrasto con le loro previsioni, fatto salvo il caso che la disciplina nazionale offra ai diritti una tutela ancora più avanzata di quella stabilita dalle Carte in parola. Si fa quindi notare che le Carte stesse si pongono al servizio della pace e della giustizia tra le nazioni e che, pertanto, la loro mancata specificazione-attuazione normativa ridonda in violazione dei valori cui dà voce l’art. 11 della Costituzione. Si sofferma, poi, sul ruolo di “supplenza” svolto dai giudici al fine di porre un qualche rimedio alle carenze del legislatore. Da ultimo, si rilevano i limiti strutturali cui va incontro il diritto internazionale che non appare in grado di imporsi agli Stati refrattari a conformarvisi. Ciò che, per la sua parte, rende, per un verso, viepiù pressante e non differibile il bisogno di dar vita ad una piena integrazione degli Stati componenti l’Unione europea e, per un altro verso, necessaria una capillare e risoluta opera di sensibilizzazione culturale a favore della pace e della salvaguardia dei diritti fondamentali.

This paper highlights that Bills and Charters of Rights impose both positive and negative constraints on the legislature, arising from the “coverage” afforded to such normative instruments by Articles 10 and 11 of the Constitution, read as forming a system with Articles 2 and 3. On the one hand, the legislature is under a duty to incorporate them into the domestic legal order and to give them appropriate legislative implementation; on the other hand, it is in any event precluded from enacting provisions contrary to their content, save where national legislation affords rights a level of protection even more advanced than that laid down in the Charters in question. The paper then observes that those Charters serve the aims of peace and justice among nations and that, consequently, any failure to specify and implement them through legislation amounts to a breach of the values expressed by Article 11 of the Constitution. It subsequently considers the “substitutive” role performed by the courts in seeking to remedy, at least to some extent, the shortcomings of the legislature. Lastly, the paper points to the structural limits encountered by international law, which does not appear capable of imposing itself upon States unwilling to comply with it. This, in turn, makes it increasingly urgent and no longer deferrable, on the one hand, to bring about full integration among the Member States of the European Union and, on the other, to undertake a widespread and resolute effort of cultural awareness-raising in favour of peace and the protection of fundamental rights.

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