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Reading: Il Consiglio di Stato si pronuncia sulla compatibilità con il diritto dell’Unione europea della legislazione nazionale in materia di trattamento delle sostanze pericolose (Consiglio di Stato, sez. IV, ord. 21 marzo 2024, n. 2789)
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> Blog > Giurisprudenza > Tar e Consiglio di Stato > Anno 2024 > Il Consiglio di Stato si pronuncia sulla compatibilità con il diritto dell’Unione europea della legislazione nazionale in materia di trattamento delle sostanze pericolose (Consiglio di Stato, sez. IV, ord. 21 marzo 2024, n. 2789)
Anno 2024GiurisprudenzaTar e Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato si pronuncia sulla compatibilità con il diritto dell’Unione europea della legislazione nazionale in materia di trattamento delle sostanze pericolose (Consiglio di Stato, sez. IV, ord. 21 marzo 2024, n. 2789)

Di
Redazione
Pubblicato: 4 Aprile 2024
3 Min di lettura
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Vanno rimesse alla Corte di giustizia dell’Unione europea le seguenti questioni pregiudiziali: a) se la definizione di “presenza di sostanze pericolose” di cui all’art. 3, n. 12, della direttiva 2012/18/UE osti ad una prassi secondo la quale la previsione dei quantitativi di sostanze pericolose presenti all’interno di un impianto di trattamento dei rifiuti sia rimessa ad una procedura operativa implementata dal gestore (ed eventualmente recepita dall’autorizzazione di cui all’art. 23 della direttiva 2008/98/CE o di cui all’art. 4 della direttiva 2010/75/UE), la quale, qualificando i rifiuti come miscele ai sensi dell’art. 3, n. 11, della direttiva 2012/18/UE, contempli il costante monitoraggio del quantitativo delle sostanze pericolose presenti all’interno dell’impianto e garantisca il non superamento della soglia inferiore e della soglia superiore rispettivamente previste nella colonna 2 e nella colonna 3 dell’allegato 1 alla direttiva 2012/18/UE”; b) se l’art. 7 della direttiva 2012/18/UE, che prevede che il gestore sia obbligato a trasmettere “una notifica all’autorità competente” contenente le informazioni elencate nell’art. 7, paragrafo 1, della medesima direttiva, interpretato alla stregua dei principi di concorrenza e di libertà di stabilimento, osti ad una norma quale quella dell’art. 13, commi 1, 2 e 5, del d.lgs. n. 105 del 2015 che prevede che la comunicazione delle informazioni debba avvenire esclusivamente mediante “una notifica, redatta secondo il modulo riportato in allegato 5” (comma 1), “sottoscritta nelle forme dell’autocertificazione secondo quanto stabilito dalla disciplina vigente” (comma 2), “trasmessa dal gestore ai destinatari di cui al comma 1 in formato elettronico utilizzando i servizi e gli strumenti di invio telematico messi a disposizione attraverso l’inventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti di cui all’articolo 5, comma 3” oppure “esclusivamente via posta elettronica certificata firmata digitalmente” (comma 5), escludendo, per quel che interessa questo giudizio, una modalità di comunicazione effettuata attraverso “una procedura operativa implementata dal gestore” che contempli il costante monitoraggio del quantitativo delle sostanze pericolose presenti all’interno dell’impianto e garantisca il non superamento della soglia inferiore e della soglia superiore rispettivamente previste nella colonna 2 e nella colonna 3 dell’allegato 1 alla direttiva 2012/18/UE (1).

Cons.-di-St.-2789.2024Download

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