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> Blog > Giurisprudenza > Corte costituzionale > anno 2017 > La Corte boccia parzialmente l’Italicum: sono necessarie maggioranze parlamentari omogenee (Corte Cost., sent. 24 gennaio 2017 – 9 febbraio 2017, n. 35)
anno 2017Corte costituzionaleGiurisprudenza

La Corte boccia parzialmente l’Italicum: sono necessarie maggioranze parlamentari omogenee (Corte Cost., sent. 24 gennaio 2017 – 9 febbraio 2017, n. 35)

Di
Redazione
Pubblicato: 9 Febbraio 2017
4 Min di lettura
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Nella sentenza la Corte censura diverse disposizioni della legge del 6 maggio 2015 n. 52 recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati. In primo luogo le disposizioni che disciplinano l’attribuzione di tale premio al ballottaggio incontrano a loro volta il limite costituito dall’esigenza costituzionale di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto. […] Una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono così, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato, nella sentenza n. 1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente. Sulla questione della maggioranza risultante dal turno di ballottaggio, per la Corte ben può il legislatore innestare un premio di maggioranza in un sistema elettorale ispirato al criterio del riparto proporzionale di seggi, purché tale meccanismo premiale non sia foriero di un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa (sentenza n. 1 del 2014). In questo senso, sono le concrete modalità dell’attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio a determinare la lesione degli artt. 1, secondo comma, 3 e 48, secondo comma, Cost., determinando irragionevole compressione della rappresentatività dell’organo elettivo. Sulla soglia di sbarramento, la Consulta la ritiene non irragionevolmente elevata, in quanto non determina, di per sé, una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo. Non può essere la compresenza di premio e soglia, nelle specifiche forme ed entità concretamente previste dalla legge elettorale, a giustificare una pronuncia d’illegittimità costituzionale del premio. Ben vero che qualsiasi soglia di sbarramento comporta un’artificiale alterazione della rappresentatività di un organo elettivo, che in astratto potrebbe aggravare la distorsione pure indotta dal premio. Ma non è manifestamente irragionevole che il legislatore, in considerazione del sistema. politico-partitico che intende disciplinare attraverso le regole elettorali, ricorra contemporaneamente, nella sua discrezionalità, a entrambi tali meccanismi. Non è fondata la questione attinente alle liste bloccate: mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati. Pertanto, le disposizioni censurate non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’art. 48, secondo comma, Cost. Da ultimo la Corte precisa che, anche se la Costituzione non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee.

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