La Corte Edu si pronuncia sul caso riguardante un cittadino saudita di origine yemenita attualmente detenuto a Guantanamo Bay. L’uomo, catturato nel corso della “guerra al terrorismo” avviata dal Presidente Bush all’indomani degli attentati dell’11 settembre, è sospettato, tra l’altro, dell’attentato del 2000 contro la nave della Marina statunitense USS Cole e rischia la pena di morte in seguito alle accuse mosse contro di lui dinanzi a una commissione militare statunitense. I Giudici di Strasburgo hanno stabilito che il ricorrente era stato detenuto per oltre cinque mesi, tra il 2005 e il 2006, in una struttura segreta in Lituania gestita dalla Central Intelligence Agency (CIA) statunitense. Hanno, inoltre, rilevato che le autorità lituane avevano agevolato il trasferimento del ricorrente fuori dal Paese, nonostante il rischio reale e prevedibile che egli venisse sottoposto a una palese negazione di giustizia e condannato a morte negli Stati Uniti. Infine, hanno osservato che il ricorrente è stato tenuto in isolamento e in cella di sicurezza e che gli è stato proibito qualsiasi contatto con la sua famiglia. Di qui il riconoscimento all’unanimità dell’avvenuta violazione degli articoli 6 § 1 (diritto a un equo processo) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), nonché degli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della CEDU letti in combinato disposto con l’articolo 1 del Protocollo n. 6 (abolizione della pena di morte) alla Convenzione. La Corte dichiara, invece, irricevibili i ricorsi del sig. XXXXX relativi a tortura, trattamenti inumani o degradanti e detenzione non riconosciuta – invocando gli articoli 3, 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e 13 (diritto a un ricorso effettivo) – in quanto tali questioni erano già state esaminate e decise nel 2022 nell’ambito di un procedimento distinto dinanzi al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria. Infine, con riferimento all’articolo 46 (forza vincolante ed esecuzione delle sentenze), la Corte ribadisce le raccomandazioni formulate in altre sentenze analoghe, nella misura in cui risultino pertinenti al caso di specie; in particolare, raccomanda al governo lituano di richiedere alle autorità statunitensi garanzie che assicurino che il sig. Al Nashiri non venga giustiziato.
venerdì, Ott 16, 2026
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