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> Blog > Giurisprudenza > CGUE > Anno 2024 > La Corte di Giustizia si pronuncia in tema di minori indagati o imputati e di diritto di difesa (CGUE, Sezione Terza, 5 settembre 2024, C-603/22)
Anno 2024CGUEGiurisprudenza

La Corte di Giustizia si pronuncia in tema di minori indagati o imputati e di diritto di difesa (CGUE, Sezione Terza, 5 settembre 2024, C-603/22)

Di
Redazione
Pubblicato: 11 Settembre 2024
3 Min di lettura
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L’articolo 6, paragrafi da 1 a 3, della direttiva (UE) 2016/800 del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 maggio 2016, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti
penali, letto alla luce dell’articolo 18 di tale direttiva, dev’essere interpretato nel senso che: esso osta
a una normativa nazionale che, da un lato, non prevede che i minori indagati o imputati siano
assistiti da un difensore, se del caso nominato d’ufficio, prima di essere interrogati dalla polizia o da
un’altra autorità di contrasto o giudiziaria e, al più tardi, prima del primo interrogatorio e, dall’altro
lato, consente che i minori siano interrogati in qualità di indagati senza la presenza di tale difensore
durante l’interrogatorio. L’articolo 2, paragrafi 1 e 3, della direttiva 2016/800 dev’essere interpretato
nel senso che: esso osta a una normativa nazionale che prevede che il diritto di essere assistito da un
difensore nominato d’ufficio cessi automaticamente per le persone che possedevano la qualità di
minore al momento in cui sono state sottoposte a procedimento penale, ma che, successivamente,
hanno raggiunto l’età di 18 anni, nei limiti in cui siffatta normativa non consenta di valutare se, alla
luce di tutte le circostanze del caso, ivi compresa la maturità e la vulnerabilità di dette persone, sia
appropriata l’applicazione di detta direttiva o di talune sue disposizioni e, di conseguenza, dei diritti
che essa contiene. L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2016/800, letto alla luce dell’articolo 5,
paragrafo 1, di quest’ultima, dev’essere interpretato nel senso che: esso osta a una normativa
nazionale che non prevede che i minori indagati o imputati nei procedimenti penali ricevano, con il
titolare della responsabilità genitoriale, al più tardi prima del primo interrogatorio di tali minori da
parte della polizia o di un’altra autorità di contrasto o giudiziaria, informazioni sui loro diritti
conformemente all’articolo 3 della direttiva 2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 maggio 2012, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, nonché sui diritti stabiliti dalla
direttiva 2016/800, in un linguaggio semplice e accessibile, che tenga conto delle specifiche esigenze
e vulnerabilità di detti minori. L’articolo 19 della direttiva 2016/800 dev’essere interpretato nel senso
che: esso non osta a una normativa nazionale che, nell’ambito di un procedimento penale, non
consente a un giudice di dichiarare inammissibili prove incriminanti tratte da dichiarazioni rese da
un minore nel corso di un interrogatorio condotto dalla polizia in violazione del diritto di avvalersi
di un difensore, previsto all’articolo 6 della direttiva 2016/800, purché, tuttavia, nell’ambito del
processo penale, tale giudice possa, da un lato, verificare che tale diritto, interpretato alla luce
dell’articolo 47 e dell’articolo 48, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea, sia stato rispettato e, dall’altro lato, trarre tutte le conseguenze derivanti da tale violazione,
in particolare per quanto riguarda il valore probatorio degli elementi di prova ottenuti in tali
condizioni.

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