La Corte Edu si pronuncia sul caso riguardante la reazione del governo britannico alle segnalazioni
di interferenza russa nei processi democratici del Regno Unito (ivi comprese le elezioni del 2019).
I ricorrenti hanno sostenuto che, a fronte di accuse credibili circa i tentativi della Russia di interferire
nelle elezioni democratiche del Regno Unito, anche attraverso disinformazione e campagne di
influenza, il Governo era venuto meno al suo dovere (un ‘obbligo positivo’) di indagare su tali accuse
e di istituire un efficace quadro giuridico e istituzionale contro il rischio di tale interferenza.
I Giudici di Strasburgo ritengono che gli Stati non debbano rimanere passivi di fronte a prove di
minacce ai propri processi democratici, conservando tuttavia ampia discrezionalità nella scelta dei
mezzi per contrastarle. A giudizio della Corte, al netto di una iniziale non adeguata risposta del
Regno Unito alle segnalazioni di ingerenza russa nelle elezioni interne, sono state comunque
condotte due indagini approfondite e indipendenti e da allora il Governo ha adottato una serie di
misure legislative e operative per contrastare le campagne di disinformazione e proteggere
l’integrità democratica del Regno Unito.
Eventuali carenze, pertanto, non sono state sufficientemente gravi da compromettere la sostanza
stessa del diritto dei ricorrenti, ai sensi dell’articolo 3 del Protocollo n. 1, di beneficiare di elezioni
tenute ‘in condizioni che garantiscano la libera espressione dell’opinione del popolo”.

