La Corte EDU si è pronunciata sul ricorso presentato da un magistrato rumeno, sanzionato dalla Consiliul Superior al Magistraturii (CSM) per aver pubblicato due messaggi sul suo profilo Facebook nel 2019, con i quali commentava questioni di interesse pubblico relative alla giustizia e alle istituzioni. In ragione di ciò, il provvedimento disciplinare inflittogli prevedeva una riduzione del salario del 5% per due mesi per presunta violazione del dovere di riserbo e per aver «danneggiato l’onore e l’immagine della magistratura». Il ricorrente, innanzi ai Giudici di Strasburgo, lamentava la violazione del suo diritto alla libertà di espressione, garantito dall’art. 10 della Convenzione. Sulla scorta di un suo precedente del 2024, in cui era stata riscontrata la violazione dell’art. 10 poiché gli organi nazionali non avevano adeguatamente considerato il contesto delle dichiarazioni rese, l’interesse pubblico dei temi trattati e l’effetto deterrente della sanzione, la Corte, nel caso di specie, ha ribadito che i magistrati possono esprimere opinioni su questioni di interesse pubblico, anche attraverso social network, e che la sanzione disciplinare applicata non è giustificata se non rispetta il rigore richiesto per limitare la libertà di espressione. La Corte EDU ha, dunque, giudicato sproporzionata e ingiustificata la suddetta sanzione e, quindi, dichiarato la violazione dell’art. 10 della Convenzione.
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