La CEDU sulla violazione dell’art. 5 della Convenzione (CEDU, sez. I, sent. 31 luglio 2025, ric. n. 13375/18)

Con la decisione in commento, la Corte EDU si è pronunciata sul ricorso presentato da una cittadina
polacca, la quale lamentava di essere stata illegittimamente trattenuta dalla polizia per aver preso
parte a una manifestazione di contestazione svoltasi in occasione di un evento commemorativo
organizzato dal partito di governo.
La Corte ha ribadito che, a norma dell’art. 5 CEDU, ogni (eccezionale) privazione della libertà deve
realizzarsi in conformità a una procedura prevista dalla legge e nel rispetto del principio generale
della certezza del diritto. È quindi essenziale che le condizioni per la restrizione della libertà siano
previste dal diritto interno e che la legge sia prevedibile nella sua applicazione.
Nel caso di specie, Governo e giudici nazionali hanno individuato come base legale per le azioni
della polizia le disposizioni che permettono alle forze dell’ordine di controllare i documenti di una
persona al fine di verificarne l’identità. Tali disposizioni tuttavia non individuano presupposti che
legittimino un arresto. Peraltro, il Governo non ha dimostrato che sia stato lo svolgimento del
controllo sull’identità a rendere necessario l’intero (e prolungato) periodo di trattenimento, né ha
spiegato perché i partecipanti non siano stati rilasciati dopo la verifica dei documenti, ma solo al
termine della commemorazione oggetto di contestazione.
La Corte ha rilevato, di conseguenza, una violazione dell’articolo 5 § 1 della Convenzione.

Redazione Autore