La Corte Edu sui pericoli connessi ad alcune misure di contenzione dei detenuti (CEDU, sez. IV, sent. 27 maggio 2025, ric. n. 51781/22)

Nella decisione qui annotata, pronunciata dalla Corte di Strasburgo contro la Danimarca, è stata
dichiarata la violazione dell’art. 2 della Convenzione EDU in seguito alla morte del figlio del
ricorrente il quale, in carcere, era stato trattenuto in posizione prona con blocco delle gambe per
svariati minuti al termine dei quali è stato colpito da infarto.
Da un punto di vista generale, la Corte ribadisce anzitutto che le persone in custodia si trovano in
una posizione vulnerabile e le autorità hanno il dovere di proteggerle. Di conseguenza, qualora un
individuo venga preso in custodia in buona salute ma subisca successivamente lesioni, spetta allo
Stato fornire una spiegazione plausibile sulle cause di tali lesioni, specialmente se a queste segue il
decesso della persona.
L’articolo 2 della Convenzione impone inoltre allo Stato l’obbligo positivo di formare i propri agenti
penitenziari in modo da garantire loro un elevato livello di competenza e da impedire qualsiasi
trattamento contrario a tale disposizione.
Proprio a tale riguardo, la Corte ritiene invece che le autorità danesi, all’epoca dei fatti, non abbiano
impartito istruzioni chiare e adeguate alle guardie carcerarie circa l’uso della posizione prona
durante la contenzione dei detenuti per cui gli agenti penitenziari coinvolti nel presente caso non
possedevano l’elevato livello di competenza richiesto quando si tratta di gestire una situazione che
presentava un rischio per la vita.
Di qui, l’accertata e dichiarata violazione dell’art. 2 della Convenzione.

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