La CEDU su molteplici violazioni ai danni di donna moldava con disabilità mentale (CEDU, sez. V, sent. 27 febbraio 2025, ric. n.36436/22)

La Corte Edu si pronuncia sul caso riguardante lo sfruttamento lavorativo e gli abusi sessuali subiti
da una donna mentalmente disabile dopo che, terminata la sua presa in carico da parte dello Stato,
a seguito di una procedura di deospedalizzazione, si era trasferita in una azienda agricola.
I Giudici di Strasburgo hanno osservato che il quadro giuridico e amministrativo relativo alla fine
dell’assistenza statale per le persone affette da disabilità intellettiva presentava carenze, in
particolare dovute alla mancanza di servizi di sostegno e monitoraggio. La conseguenza in questo
caso è stata non solo l’omessa adozione da parte delle autorità di misure per proteggere la ricorrente,
ma anche l’assenza di adeguate indagini sulle sue accuse di sfruttamento lavorativo e di stupro, di
cui la donna affermava di essere vittima ad opera dei proprietari dell’azienda agricola presso cui si
era collocata.
La Corte ha riscontrato, altresì, un atteggiamento discriminatorio da parte delle autorità moldave
nei confronti della ricorrente, in quanto donna con disabilità intellettiva, concludendo che il
sovrapporsi di elementi di vulnerabilità non hanno consentito alla ricorrente di ottenere giustizia,
nonostante le sue esplicite e coerenti rimostranze.
Di qui molteplici violazioni riscontrate: violazione degli artt. 3 (divieto di trattamenti inumani o
degradanti), 4 (divieto di lavoro forzato), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 14
(divieto di discriminazione) della Cedu.

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