La Corte EDU sul risarcimento del danno e l’equa soddisfazione (CEDU, sez. I, sent. 29 ottobre 2020, ric. n. 58999/13)

Il caso Moustakidis c. Grecia ha offerto ai giudici di Strasburgo l’occasione di tornare a pronunciarsi sulla portata applicativa dell’art. 41 CEDU. Come noto, la norma convenzionale stabilisce la regola della cd. satisfaction équitable non prevedendo, però, l’accertamento diretto della violazione di un diritto da parte della Corte, quanto piuttosto della Convenzione o dei suoi Protocolli e, se del caso, accordare un’equa soddisfazione alla parte lesa qualora il diritto nazionale non garantisca la completa riparazione e rimozione del pregiudizio subìto. Nella specie, il Sig. Moustakidis si era rivolto alla CorteEDU avanzando richiesta di risarcimento sia per il danno patrimoniale subìto a seguito dell’esproprio della sua proprietà privata sia del danno morale per “lo stress” e “l’incertezza” parimenti vissuti date le circostanze del caso concreto. Dal canto suo, il Governo nazionale, respingendo le pretese del ricorrente, osservava come fossero eccessive e, primariamente, infondate e non verificabili. La Corte, nel valutare la questione, ha richiamato la propria giurisprudenza secondo la quale una sentenza che accerti una violazione comporta generalmente per lo Stato convenuto l’obbligo legale di porvi fine e di cancellarne le conseguenze in modo da ripristinare, prima possibile, lo status quo ante. Gli Stati – ha ricordato ancora la Corte – sono liberi di scegliere le modalità di esecuzione di una sentenza non senza però collegare tale discrezionalità con l’obbligo imposto dalla Convenzione di garantire il rispetto dei diritti e delle libertà ex art. 1 CEDU. In proposito, i giudici di Strasburgo nella decisione principale avevano ravvisato la violazione dell’art. 1 del Protocollo n.1. e nella decisone qui in commento hanno deciso di non dover sospendere il giudizio, in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, al fine di non pregiudicare oltremodo la posizione del ricorrente. Stando così le cose, e in considerazione delle richieste avanzate dal ricorrente, per la Corte EDU la forma e l’importo della giusta soddisfazione per il risarcimento del danno patrimoniale differiscono da caso a caso e dipendono dalla natura della violazione riscontrata. Nel caso di specie, quindi, ritenuta l’impossibilità di quantificare la perdita subita dalla parte lesa, la Corte ha deciso di pronunciarsi secondo equità e, conclusivamente, di condannare lo Stato convenuto a risarcire cumulativamente il ricorrente di tutti i danni subiti.

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