Il processo penale come spazio di controllo del potere tecnologico

Il processo penale non è solo luogo di accertamento, ma uno dei dispositivi fondamentali attraverso cui la democrazia costituzionale controlla il potere punitivo dello Stato. Se questo spazio si opacizza, si opacizza anche la democrazia. La crescente integrazione di sistemi algoritmici nei processi decisionali pubblici, in particolare in ambito investigativo e penale, segna una trasformazione strutturale delle modalità di esercizio del potere pubblico: dalla valutazione umana a forme tecnologicamente mediate, connotate da opacità procedimentale, asimmetrie informative e progressiva difficoltà di controllo democratico. In questo scenario, il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) introduce un modello regolatorio fondato sul rischio, qualificando come “ad alto rischio” i sistemi di intelligenza artificiale impiegati nel settore della giustizia; sul piano interno, la legge n. 132 del 2025 riafferma il principio della responsabilità umana nella decisione. Il contributo riflette sul ruolo della cd. “sicurezza algoritmica” e sul suo possibile inquadramento quale categoria giuridica nel procedimento penale, utile a comprendere e ridefinire i rapporti tra tecnologia e potere nelle democrazie costituzionali contemporanee. L’obiettivo è mostrare come il processo penale debba configurarsi quale spazio privilegiato di controllo giurisdizionale sul potere tecnologico, nella misura in cui è proprio in tale sede che si realizza il bilanciamento tra esigenze di sicurezza, istanze di efficienza e garanzie del giusto processo. In tale prospettiva, la giurisdizione si conferma luogo istituzionale in cui misurare e garantire la tenuta democratica degli ordinamenti contemporanei.

The criminal trial is not merely a forum for fact-finding, but one of the core mechanisms through which a constitutional democracy constrains the State’s punitive power. If this space becomes opaque, so too does democracy itself. The increasing integration of algorithmic systems into public decision-making processes—particularly in the investigative and criminal domains—marks a structural transformation in the exercise of public authority: from human judgment to technologically mediated forms characterized by procedural opacity, informational asymmetries, and a growing difficulty of democratic oversight. Within this framework, Regulation (EU) 2024/1689 (AI Act) introduces a risk-based regulatory model, classifying as “high-risk” those artificial intelligence systems deployed in the justice sector; at the domestic level, Law No. 132 of 2025 reaffirms the principle of human responsibility in decision-making. This article reflects on the role of so-called “algorithmic security” and its potential conceptualization as a legal category within criminal proceedings, capable of illuminating and reshaping the relationship between technology and power in contemporary constitutional democracies. Its aim is to demonstrate how the criminal process should be understood as a privileged arena for judicial oversight of technological power, insofar as it is precisely within this context that the balance between security needs, efficiency considerations, and fair trial guarantees is struck. From this perspective, adjudication reasserts itself as the institutional locus in which the democratic resilience of contemporary legal systems is both tested and safeguarded.

Sarah Grieco Autore