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anno 2015Corte costituzionaleGiurisprudenza

Incostituzionale l’art. 459 c.p.p. laddove prevede la facoltà del querelante di opporsi al decreto penale di condanna (Corte Cost., sent. 28 gennaio 2015 – 27 febbraio 2015, n. 23)

Di
Redazione
Pubblicato: 27 Febbraio 2015
2 Min di lettura
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La norma in esame, in definitiva, cagiona una lesione del principio della ragionevole durata del processo, senza che la stessa sia giustificata dalle esigenze di tutela del querelante o della persona offesa, le quali, in virtù di quanto sopra rilevato, devono ritenersi congruamente garantite. La censurata facoltà si pone, quindi, in violazione del canone di ragionevolezza e del principio di ragionevole durata del processo, costituendo un bilanciamento degli interessi in gioco non giustificabile neppure alla luce dell’ampia discrezionalità che la giurisprudenza di questa Corte ha riconosciuto al legislatore nella conformazione degli istituti processuali.
Alla luce delle considerazioni che precedono, la Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale della norma impugnata per violazione degli artt. 3 e 111 cost., assorbito il rilievo sub 112 cost., in quanto: a) distingue irragionevolmente la posizione del querelante rispetto a quella della persona offesa dal reato per i reati perseguibili d’ufficio; b) non corrisponde ad alcun interesse meritevole di tutela del querelante stesso; c) reca un significativo vulnus all’esigenza di rapida definizione del processo; d) si pone in contrasto sistematico con le esigenze di deflazione proprie dei riti alternativi premiali; e) è intrinsecamente contraddittoria rispetto alla mancata previsione di una analoga facoltà di opposizione alla definizione del processo mediante l’applicazione della pena su richiesta delle parti, in quanto tale rito speciale può essere una modalità di definizione del giudizio nonostante l’esercizio, da parte del querelante, del suo potere interdittivo.

corte-costituzionale-sentenza-27.02.2015-n-23Scarica

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