La Corte costituzionale, con sent. n. 107 del 2024, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 64, co. 4, d. lgs. n. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), nella parte in cui prevede che non possono far parte della Giunta, né essere nominati rappresentanti del Comune e della Provincia, gli affini entro il terzo grado del Sindaco o del Presidente della Giunta provinciale, anche quando l’affinità deriva da un matrimonio rispetto al quale il giudice abbia pronunciato, con sentenza passata in giudicato, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili per una delle cause previste dall’art. 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio). E, infatti, limitare l’accesso ad un ufficio pubblico politico in qualità di componente della Giunta di un Comune, e alla nomina ad un ufficio di rappresentanza della municipalità, qual è la nomina a vice-Sindaco, sulla base della causa d’incompatibilità considerata indipendentemente dall’evoluzione del rapporto da cui discende, si pone in contrasto con i canoni di proporzione e ragionevolezza in riferimento al corretto bilanciamento tra la cura dell’imparziale agire della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) e la tutela del diritto inviolabile all’elettorato (art. 51 Cost.). La manifesta irragionevolezza di tale disciplina emerge dall’essere la stessa del tutto sganciata dalle sorti del rapporto di riferimento, e dalla differenza rispetto alla situazione dell’ex coniuge del Sindaco, per il quale la incompatibilità non sussiste.
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