La Corte costituzionale impone al legislatore di intervenire entro gennaio 2027 per modificare la normativa sul TFS in modo da consentirne il pagamento in tempi fisiologici (Corte cost., sent. 12 febbraio – 5 marzo 2026, n. 25)

Con la sentenza n. 25 del 2026 la Corte costituzionale è tornata a pronunciarsi (cfr. C.c. sentt. nn. 159 del 2019 e 130 del 2023) sul tema del ritardato pagamento del Trattamento di Fine Servizio (c.d. TFS) dei dipendenti pubblici. È stato ribadito il “vulnus di costituzionalità” dell’attuale sistema di rateizzazione e differimento che dev’essere rimosso entro il mese di gennaio 2027, in quanto il pagamento ritardato e rateizzato viola l’art. 36 della Costituzione, perché trattiene somme che sono a tutti gli effetti retribuzione già maturata dal lavoratore. il TFS è retribuzione differita e la garanzia costituzionale non riguarda solo l’ammontare della cifra, ma anche la tempestività della sua corresponsione. Ricevere la stessa cifra nominale dopo anni di attesa significa, nei fatti, ricevere meno soldi a causa dell’aumento del costo della vita. La Corte Costituzionale ha quindi imposto al legislatore di intervenire entro un anno per modificare la normativa e riportare la corresponsione del pagamento del TFS a tempi fisiologici.

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