L’educazione religiosa e il culto collettivo impartiti in una scuola dell’Irlanda del Nord violano i diritti del minore e dei suoi genitori ai sensi dell’articolo 2 del Primo Protocollo(“A2P1”) alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (“CEDU”) in combinato disposto con l’articolo 9 CEDU (Supreme Court of the United Kingdom, 19 Novembre 2025, 40)

Contesto del ricorso
La questione oggetto del presente ricorso è se l’educazione religiosa e il culto collettivo impartiti
in una scuola dell’Irlanda del Nord siano contrari all’articolo 2 del Protocollo 1 (“A2P1”) della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo (“CEDU”), in combinato disposto con l’articolo 9 della
CEDU, come recepito nel diritto interno dal Human Rights Act 1998.
L’articolo 9 CEDU garantisce a tutti il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
L’A2P1 prevede che
“A nessuno può essere negato il diritto all’istruzione. Nell’esercizio delle funzioni che assume in
materia di istruzione e di insegnamento, lo Stato rispetta il diritto dei genitori di garantire che
tale istruzione e insegnamento siano conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche”.
In questo caso una bambina, “JR87”, frequentava una scuola elementare controllata e
sovvenzionata a Belfast. Nell’ambito del programma scolastico, JR87 partecipava a lezioni di
religione cristiana non confessionale e al culto collettivo. I genitori di JR87 non volevano che le
venisse insegnato che il cristianesimo era una verità assoluta. Suo padre, “G”, contestò la legalità
dell’insegnamento religioso e del culto collettivo e chiese una revisione giudiziaria contro il
Ministero dell’Istruzione.
All’Alta Corte, questa contestazione ha avuto esito positivo. Il giudice Colton ha ritenuto che,
poiché l’educazione religiosa e il culto collettivo nella scuola seguivano il programma didattico
di base del Ministero, essi non fossero impartiti in modo obiettivo, critico e pluralistico. Sebbene
i genitori avessero il diritto legale di ritirare la figlia da queste attività, tale diritto non era
sufficiente a impedire una violazione dell’articolo A2P1 in combinato disposto con l’articolo 9
della CEDU. Ciò ha comportato un onere indebito per i genitori di JR87, dissuadendoli dal
chiedere il ritiro e rischiando di stigmatizzare JR87. Il giudice ha dichiarato che l’insegnamento
dell’educazione religiosa e le modalità di culto collettivo violavano i diritti di JR87 e G ai sensi
dell’articolo A2P1 in combinato disposto con l’articolo 9 della CEDU.
Nella Corte d’appello, Treacy LJ (Keagan LCJ e Horner LJ concordi) ha confermato la conclusione
del giudice Colton secondo cui l’educazione religiosa e il culto collettivo nella scuola non erano
trasmessi in modo obiettivo, critico e pluralistico. Tuttavia, la Corte d’appello non ha condiviso
la conclusione del giudice secondo cui il diritto statutario dei genitori di ritirare JR87 era
insufficiente a impedire una violazione dell’articolo 2, paragrafo 1, in combinato disposto con
l’articolo 9 della CEDU. La Corte d’appello ha ritenuto che l’esistenza di questo diritto legale
incondizionato significasse che lo Stato non perseguiva l’obiettivo proibito dell’indottrinamento.
Inoltre, la Corte d’appello ha espresso forti dubbi sul fatto che i timori di stigmatizzazione o di
un onere indebito per i genitori di JR87 si sarebbero concretizzati nella pratica. L’appello è stato
accolto e la richiesta di revisione giudiziaria respinta.
JR87 e G ricorrono alla Corte Suprema contestando la conclusione della Corte d’Appello secondo
cui il diritto legale di JR87 di ritirarsi dall’educazione religiosa e dal culto collettivo non costituiva
una violazione dell’articolo 2, paragrafo 1, in combinato disposto con l’articolo 9 della CEDU. Il
Dipartimento presenta un ricorso incidentale sostenendo che il giudice Colton ha commesso un
errore nel non analizzare e decidere separatamente le richieste avanzate da JR87 e G.
Sentenza
La Corte Suprema accoglie all’unanimità il ricorso e respinge il ricorso incidentale. Lord Stephens
emette la sentenza, con cui concordano Lord Reed, Lord Lloyd-Jones, Lord Hamblen e Lord
Burrows.
Motivi della sentenza
Il giudice Colton ha ritenuto che nella scuola frequentata da JR87 l’educazione religiosa e il culto
collettivo non fossero impartiti in modo obiettivo, critico e pluralistico. Tale conclusione è stata
confermata dalla Corte d’appello e il Ministero non ha ottenuto l’autorizzazione a presentare
ricorso contro tale conclusione. Sebbene dinanzi alla Corte suprema non siano state sollevate
questioni in merito a tale conclusione, essa ha esposto alcune delle motivazioni che hanno portato
i tribunali di grado inferiore a tale conclusione [84-91].
In circostanze in cui l’educazione religiosa e il culto collettivo non sono trasmessi in modo
obiettivo, critico e pluralistico, un fattore da prendere in considerazione per determinare se vi sia
una violazione dell’A2P1 è se esista il diritto di ritirare JR87 senza imporre un onere eccessivo ai
genitori di JR87. In questo caso, il diritto legale di recesso [47] era in grado di comportare un onere
eccessivo per i genitori [118-120, 129]. La Corte d’appello ha applicato in modo errato i principi
consolidati della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [122-127] e non si
sarebbe dovuta discostare dalla conclusione del giudice secondo cui i genitori avevano valide
preoccupazioni in relazione al ritiro di JR87 dall’educazione religiosa e dal culto collettivo [129].
Inoltre, la Corte d’appello ha commesso un errore nel distinguere tra indottrinamento e
trasmissione di informazioni o conoscenze da parte dello Stato in modo non obiettivo, critico e
pluralistico [103-106]. I concetti sono due facce della stessa medaglia: trasmettere conoscenze in
modo non obiettivo, critico e pluralistico equivale a perseguire l’obiettivo dell’indottrinamento
[122-3].
Concludendo le sue conclusioni sul ricorso principale al punto [129], la Corte Suprema ritiene che
la Corte d’appello avrebbe dovuto ritenere che l’esercizio del diritto di ritirare JR87 fosse in grado
di comportare un onere indebito per i genitori, con conseguente violazione dell’articolo 2,
paragrafo 1, in combinato disposto con l’articolo 9 della CEDU.
In merito al ricorso incidentale, la Corte Suprema respinge l’argomentazione del Dipartimento
secondo cui la seconda frase dell’articolo A2P1 si riferisce solo ai diritti dei genitori, per cui la
richiesta di JR87 avrebbe dovuto essere respinta. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti
dell’uomo [134-136] è chiara su diversi punti [137]. In primo luogo, sia i genitori che i figli hanno
diritto alla libertà di religione ai sensi dell’articolo 9 della CEDU. In secondo luogo, i diritti
garantiti dall’articolo A2P1 in combinato disposto con l’articolo 9 CEDU non sono limitati ai diritti
dei genitori. In terzo luogo, la prima frase dell’articolo A2P1 deve essere letta alla luce della
seconda frase e dell’articolo 9 CEDU. In quarto luogo, la prima frase dell’articolo A2P1 garantisce
agli scolari il diritto all’istruzione in una forma che rispetti il loro diritto di credere o di non
credere. In quinto luogo, i diritti dei genitori e degli scolari ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, in
combinato disposto con l’articolo 9 della CEDU devono essere analizzati separatamente. In sesto
luogo, di norma l’esito di un reclamo presentato da uno scolaretto ai sensi della prima frase
dell’articolo 2, paragrafo 1, sarà determinato dalle conclusioni relative ai reclami dei genitori ai
sensi della seconda frase dell’articolo 2, paragrafo 1.
Per quanto riguarda i diritti di JR87, il giudice ha correttamente basato la propria decisione sulla
constatazione di una violazione dei diritti di G ai sensi della seconda frase dell’articolo A2P1. Egli
ha correttamente constatato una violazione dell’articolo A2P1 in combinato disposto con l’articolo
9 della CEDU sia nei confronti di JR87 che di G [138].
Di conseguenza, il ricorso di JR87 e G è accolto e il ricorso incidentale del Dipartimento è respinto.
La Corte ripristina la dichiarazione resa dal giudice [139-140].
I riferimenti tra parentesi quadre rimandano ai paragrafi della sentenza.

Redazione Autore