È possibile l’integrazione documentale nell’ambito delle procedure elettorali amministrative anche nei Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti (Consiglio di Stato, sez. III, 09 aprile 2018 – 09 aprile 2018, n. 2159) Stampa la pagina

È illegittima l’esclusione dalla competizione elettorale di una candidata per mancanza del certificato di iscrizione nelle liste elettorali se non è stata data la possibilità di provvedere all’integrazione documentale prevista dal d.P.R. n. 570 del 1960. L’art. 30, relativo alle elezioni in Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti, pur non menzionando in via esplicita la facoltà ammessa dal successivo art. 33, relativo alle elezioni in Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, non detta un divieto di integrazione documentale e va, quindi, interpretato in modo compatibile con il sistema normativo favorevole all’integrazione di lacune meramente formali. Alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 30 cit., deve pertanto estendersi anche ai Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti la facoltà, esplicitamente prevista dall’ultimo comma del successivo art. 33 del Testo Unico per i Comuni con popolazione superiore, di produrre “nuovi documenti”. Se si consentisse l’integrazione documentale esclusivamente nell’ambito delle procedure elettorali relative ai Comuni più popolosi, si produrrebbe una non ammissibile diversa conformazione dei diritti politici dei cittadini e dello status di elettore.

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