Il Consiglio di Stato sospende la sentenza del T.A.R. Lazio che aveva bocciato le nomine dei direttori stranieri a capo di 5 supermusei italiani (Consiglio di Stato, sez. VI, ordd. 15 giugno 2017, n. 2471 e 2472) Stampa la pagina

Con due ordinanze (n. 2471 e n. 2472), la VI sezione del Consiglio di Stato ha accolto le istanze di sospensiva formulate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e fissato l’udienza pubblica per decidere sulla legittimità delle nomine dei direttori stranieri dei musei. I manager apicali, che erano stati sospesi con le due sentenze n. 6170 e 6171 rese dal TAR Lazio il 25 maggio scorso, tornano pertanto in servizio, almeno fino alle determinazioni che saranno assunte nell’udienza fissata al 26 ottobre p.v. La decisione dei Supremi giudici amministrativi arriva dopo due pronunce cautelari di segno opposto. Infatti, alla bocciatura di cinque nomine di altrettanti supermusei, sentenziata in due parti dal TAR del Lazio il 25 maggio scorso, era seguita la conferma, resa appena cinque giorni dopo, dal Presidente della VI Sezione dell’organo amministrativo di appello, attraverso due decreti monocratici, con i quali aveva negato la sospensiva richiesta in via d’urgenza dal Ministro Franceschini. Nell’appello, difatti il MIBACT aveva proprio chiesto che il Consiglio di Stato anticipasse i contenuti della decisione collegiale di merito, in conformità ad una norma del codice amministrativo che consente al Presidente della Sezione incaricata a pronunciare sull’appello, di congelare in via d’urgenza gli effetti della decisione impugnata, in vista dell’adunanza collegiale. Tuttavia in quella sede il Presidente della VI Sezione non aveva ritenuto opportuno alterare la situazione, lasciando quindi l’esame delle delicate questioni all’ordinaria sede collegiale, nel rispetto del principio del contraddittorio. Tornando alle ordinanze collegiali de quo, tra i considerando ivi riportati, si legge che i direttori interessati, vincitori della selezione i cui esiti sono stati impugnati in sede giurisdizionale, per accettare la nomina e svolgere le funzioni, hanno lasciato gli incarichi prima ricoperti, e trasferito le loro residenze personali e familiari dall’estero in Italia e che, inoltre, il Ministero, per effetto delle sentenze del TAR, li ha sospesi sia dal lavoro che dalla retribuzione. La riammissione in servizio, nelle more della definizione del secondo grado del giudizio, secondo il collegio di seconde cure, non appare arrecare alcun pregiudizio agli interessi dell’amministrazione. Dunque, fino alle decisioni che saranno rese il 26 ottobre prossimo, il collegio ha disposto che non abbia luogo l’esecuzione delle due sentenze appellate e che i direttori interessati siano riammessi in servizio e percepiscano la relativa retribuzione.

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