Risulta illegittimo il diniego di liquidazione dell’indennizzo alla vittima del dovere solo perché parente con un esponente della criminalità organizzata (Cons. di Stato, sez. III, sent. 30 novembre 2017 – 1 dicembre 2017, n. 5641) Stampa la pagina

L’art. 2 quinquies, DL 2 ottobre 2008, n. 151, che limita la concessione dei benefici di legge ai superstiti della vittima della criminalità organizzata a condizione che il beneficiario non risulti coniuge, convivente, parente o affine entro il quarto grado di soggetti nei cui confronti risulti in corso un procedimento per l'applicazione o sia applicata una misura di prevenzione, fa espresso riferimento ai soli familiari delle vittime. Ne consegue che si tratta di una norma eccezionale insuscettibile di estensione analogica anche alle stesse vittime che siano sopravvissute. Per queste ultime, infatti, non sono previsti automatismi ostativi legati alla semplice parentela, con la prova dell’insussistenza, in concreto, del rischio che le somme possano andare a beneficio di organizzazioni criminali. Nella specie la vittima, oltre ad essere totalmente estranea ad ambienti e logiche criminali, svolgeva, al momento dell’agguato, una funzione istituzionale di contrasto alle associazioni criminali (autista di un magistrato sottoposto a particolari misure di protezione), che lo ha messo in condizione di rischiare la propria vita, e lo ha altresì indotto a compiere azioni tali da salvare persino la vita altrui.

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