Solo la certezza di condizioni consone alla dignità umana nello Stato di destinazione può costituire il presupposto per il trasferimento di uno straniero richiedente asilo (Cons. di Stato, sez. III, sent. 19 ottobre – 3 novembre 2017, n. 5085) Stampa la pagina

Con riferimento ai richiedenti asilo sul piano del diritto internazionale opera un principio di cautela a garanzia degli incomprimibili diritti fondamentali dello straniero. Tale principio impone al giudice nazionale di annullare il provvedimento di trasferimento in uno Stato che non assicuri idonee condizioni di accoglienza dei richiedenti tutte le volte in cui sussista non solo la prova certa, ma anche il ragionevole dubbio che possano esservi carenze sistemiche in tali condizioni di accoglienza, anche ai sensi dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, siccome interpretato dalla Corte di Strasburgo.
Pertanto, anche un ragionevole dubbio all’esito di un’attenta istruttoria circa tali concrete condizioni, può assurgere a fondato motivo di diniego (o di annullamento) del trasferimento, ai sensi dell’art. 3, par. 2, e dell’art. 17 del Regolamento UE n. 604 del 2013 e dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, poiché solo la certezza di condizioni consone alla dignità umana nello Stato di destinazione può costituire il presupposto irrinunciabile per garantire l’effettivo rispetto dei diritti fondamentali dello straniero da trasferire.

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