Terreno edificabile e sito di interesse naturalistico requisito dallo Stato ed attribuito al Demanio: la legge retroattiva che influenza l’esito del processo viola l’art. 6 Cedu (CEDU, sez. II, sent. 2 aprile 2019, ric. n. 37766/05) Stampa la pagina

La Cedu si pronuncia sul caso della proprietaria di un terreno originariamente classificato come edificabile e soggetto a vincolo naturalistico, requisito dallo Stato ed attribuito al Demanio, a seguito di una revisione del catasto, nel 1997. Tali atti furono prontamente impugnati dalla ricorrente. Nel 2004 fu approvata una legge sulla protezione del patrimonio culturale e naturale che, nel negare la possibilità di usucapire i beni rientranti in questa categoria, dispose l’applicazione di tali nuove disposizioni anche ai processi pendenti alla data della sua entrata in vigore. Vani i ricorsi interni avverso tale novella legislativa, che di fatto impediva all’interessata di vedere accolta la propria domanda giudiziale. Di qui la decisione di adire i Giudici di Strasburgo che, con la sentenza in oggetto, hanno riconosciuto l’avvenuta violazione dell’art. 6 Cedu. Ed invero, seguendo il ragionamento della Corte, se, in linea di massima, è consentita l’adozione di norme retroattive che disciplinano i diritti derivanti da leggi vigenti, il principio dello Stato di diritto e la nozione di equo processo ex art.6 Cedu precludono, salvo che per motivi imperativi di interesse pubblico, al legislatore di interferire nell’amministrazione della giustizia andando ad influenzare col suo intervento l’esito di un contenzioso. Secondo la Corte, il principio della parità delle armi implica l'obbligo di offrire a ciascuna parte una ragionevole opportunità di presentare il proprio caso a condizioni che non la pongano in una situazione di grave svantaggio rispetto alla controparte. Orbene «l'intervento legislativo in questione, che ha definitivamente regolato, retroattivamente, la sostanza della controversia tra la ricorrente e lo Stato dinanzi ai tribunali nazionali, non era giustificato da motivi imperativi di interesse generale»: ed invero, nel caso di specie il governo non ha spiegato i motivi per l'applicazione retroattiva di una novella legislativa inerente procedimenti giudiziari nei quali lo Stato era parte, non essendo sufficiente a giustificare tale applicazione retroattiva un mero e generico riferimento all'ordine pubblico nella sentenza del tribunale di primo grado.