Gratuito patrocinio negato e ricorso in appello respinto per errori procedurali: non c’è violazione dell’art.6 Cedu se l’errore consegue a difetto di diligenza della parte (CEDU, sez. I, sent. 4 aprile 2019, ric. n. 8981/14) Stampa la pagina

La Corte Edu si pronuncia sul caso di un ricorrente che era stato detenuto per diversi periodi tra il 1991 ed il 2014 nel centro di Wrocław Remand, in celle sovraffollate. Così nell’aprile del 2011 il ricorrente aveva presentato un ricorso civile dinanzi al tribunale regionale di Breslavia contro lo Stato per violazione dei suoi diritti e per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla sua detenzione in celle in cui lo spazio per persona era inferiore allo standard minimo di 3 mq previsto dalla legge polacca. In tale procedimento civile il ricorrente non era stato rappresentato da un avvocato, essendo stata respinta la sua domanda di gratuito patrocinio. Conseguentemente, il ricorrente aveva potuto fare affidamento solo sulle proprie conoscenze e sulle informazioni fornite dai tribunali nazionali in merito alle norme procedurali che regolano i procedimenti civili. Ebbene prima della sentenza del tribunale di primo grado, il 28 agosto 2012, il ricorrente era stato informato dell'obbligo di inviare tutte le memorie al tribunale in duplice copia, mentre le istruzioni del tribunale nazionale, fornite dopo la sentenza di primo grado, circa il tempo e le modalità di presentazione dei ricorsi in appello, non contenevano l’analoga informazione. Di qui l’errore nella proposizione del ricorso in unica copia e, conseguentemente, il lamentato diniego di giustizia dovuto ad un vizio formale. A tal riguardo, la Corte ricorda, preliminarmente, che le norme che disciplinano le formalità ed i termini da rispettare nella presentazione di un ricorso o di una domanda giurisdizionale sono volti ad assicurare la corretta amministrazione della giustizia ed il rispetto, in particolare, del principio della certezza del diritto, fermo restando che le norme in questione o la loro applicazione non dovrebbero mai tradursi in formalismi eccessivi idonei ad impedire alle parti in causa di utilizzare un rimedio disponibile. Tuttavia, prendendo in considerazione tutte le circostanze della causa, in particolare le istruzioni del 28 agosto 2012, i Giudici di Strasburgo hanno ritenuto che non fosse irragionevole aspettarsi che il ricorrente presentasse il suo ricorso in due copie e che, pertanto, il medesimo non avesse dimostrato la diligenza normalmente richiesta ad una parte processuale. La Corte Edu conclude, quindi, che il requisito in questione non costituisce un ostacolo sproporzionato idoneo a pregiudicare l'essenza stessa del diritto di accesso del ricorrente ad un giudice, come garantito dall'articolo 6 § 1 Cedu.