Il diritto del bambino al riconoscimento nel diritto interno del legame con entrambi i “genitori di intenti” prevale sul divieto della maternità surrogata (CEDU, GC., parere 10 aprile 2019, d. n. P16-2018-001)) Stampa la pagina

La Corte Edu si pronuncia sulla richiesta avanzata dalla Corte di Cassazione francese in merito alla possibilità di riconoscimento nel diritto nazionale di un rapporto di filiazione tra un bambino nato da maternità surrogata praticata all'estero e la madre “intenzionale”. Il caso di specie affrontato dai giudici francesi e che è all’origine di tale richiesta di parere riguarda una gravidanza portata avanti all’estero da una madre surrogata con l’utilizzo dei gameti del padre “di intenti” e di una terza donatrice, per cui i bambini sono privi di legami sia biologici che genetici con la moglie del padre, unico che aveva potuto riconoscerli legalmente. La Corte ricorda che l'assenza di riconoscimento nel diritto interno del legame tra il bambino e la madre designata svantaggia il bambino, ponendolo in una situazione di incertezza giuridica riguardo alla sua identità nella società. Questi si trova, invero, esposto al rischio di non poter avere accesso alla nazionalità della madre designata alle condizioni garantite dalla filiazione, con conseguenti possibili difficoltà di permanenza nel territorio del paese di residenza della madre; può vedere compromessi i propri diritti di successione; può vedere indebolito il suo diritto al mantenimento di un rapporto con la madre intenzionale in caso di separazione dei genitori o di morte del padre di intenti; può rimanere privo di tutela nell’ipotesi di rifiuto o rinuncia da parte della madre di intenti di prendersene cura. Ecco, pertanto, che i Giudici di Strasburgo esprimono il parere richiesto nei seguenti termini: nell’ipotesi di un bambino nato all'estero da maternità surrogata con utilizzo dei gameti del padre intenzionale e di una donatrice esterna, ed in cui il rapporto di discendenza tra il bambino e il padre di intenti sia stato riconosciuto nella legge nazionale, il diritto al rispetto della vita privata del bambino, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione, richiede che il diritto nazionale fornisca la possibilità di riconoscimento di un rapporto di filiazione tra quel bambino e la madre di intenzione, designata nel certificato di nascita legalmente rilasciato all'estero come "madre legale". Tale diritto del bambino al rispetto della vita privata, non richiede, tuttavia, che il riconoscimento debba essere effettuato necessariamente attraverso la trascrizione nei registri dello stato civile dell'atto di nascita legalmente rilasciato all’estero; può essere fatto con altri mezzi, come ad esempio l'adozione del bambino da parte della madre d'intenti, a condizione che le procedure previste dalla legge nazionale garantiscano l’efficacia e la rapidità della sua attuazione, in conformità al miglior interesse del bambino.