Permanenza in Italia del genitore straniero condannato e interesse del minore (Cass. civ., sez. III, 17 gennaio 2018 – 4 giugno, n. 14238) Stampa la pagina

Nel giudizio avente ad oggetto l’ingresso o la permanenza in Italia del familiare del minore straniero l'accertamento dell'"incompatibilità" della condotta di quest’ultimo impone un giudizio di bilanciamento tra la protezione del benessere psico-fisico del minore, al cui scopo la presenza dell'adulto in Italia è finalizzata, e la tutela dell'ordine pubblico, da svolgersi alla stregua dei parametri dettati dalle norme interne e internazionali e precisati dalla giurisprudenza nazionale ed Europea, tenuto conto che la garanzia del superiore interesse del minore costituisce in questa sede il criterio interpretativo principale. A tal proposito viene in rilievo, in primo luogo, il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 28, comma 3, in base a cui "in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all'unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo", nonchè la L. n. 184 del 1983, art. 1, che enuncia il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia di origine, e l'art. 337ter c.c., che riconosce al figlio minore "il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi". Tra i documenti internazionali di maggior importanza vi è la Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del bambino, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, l'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A questa preventiva valutazione, attinente alla condizione dell'adulto istante, segue il giudizio di bilanciamento tra l'interesse statuale all'allontanamento (o al diniego di ingresso) di cittadini stranieri socialmente pericolosi e il diritto del minore. Siffatto giudizio deve essere effettuato alla stregua dei criteri indicati dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, tra cui vi sono il miglior interesse e il benessere del figlio minore, al fine di verificare se il rigetto dell'istanza, rappresentando un'interferenza nella vita familiare del richiedente, costituisca una misura necessaria in una società democratica e proporzionata al legittimo fine perseguito.

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