Brevi considerazioni sui profili problematici delle nuove disposizioni normative di cui al D.L. 113/2018 Stampa la pagina

Autore: Elton Xhanari e Tomaso Spandrio

Il contributo che segue mira ad approfondire la portata e le conseguenze dell’intervento compiuto dal D.L. 113/2018 (ancora in fase di conversione) con specifico riguardo all’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, al raddoppio dei termini di durata massima di trattenimento degli stranieri nei centri di permanenza per il rimpatrio e, infine, al nuovo istituto di revoca della cittadinanza italiana. Lo studio è focalizzato sul residuo margine applicativo del diritto d’asilo costituzionale ai sensi all’art. 10, comma 3, Cost., (di cui il permesso di soggiorno per motivi umanitari era l’unico istituto d’attuazione diretta); sulla scarsa utilità del raddoppio dei termini di trattenimento dello straniero in attesa del rimpatrio nonché sulla natura regressiva della detenzione amministrativa adottata in ottica general preventiva. Solleva molti dubbi di legittimità costituzionale, per ultimo, la frammentazione dello status civitatis nella parte in cui si prevede che la cittadinanza possa essere revocata unicamente ad una determinata categoria di soggetti (diventati cittadini italiani ai sensi degli artt. 4,5 e 9 della L. 91/1992) e nella parte in cui la revoca stessa conduca il destinatario nel limbo dell’apolidia.

 

The following paper explores the consequences and effects brought about by D.L. 113/2018 (still being converted into law), with a specific focus on the repeal of the residence permit on the ground on humanitarian reasons, the doubling of the maximum period of time that foreigners can be asked to stay by ad hoc centeres for their provisional handling prior to repatriation and finally the new institution that introduces the revocation of Italian citizenship.
This study focuses on the residual margin of application of right to asylum, constitutionally granted by art. 10.3, Cost (of which the residence permit for humanitarian reasons was the only chapter directly applicable); on the limited benefits of the doubling of terms of detention of the foreigner waiting to be repatriated and finally on the backward looking character of a statutory detention applied only in generalistic cautionary terms. The fragmentation itself of status civitatis raises doubts in terms of its legitimacy, especially when it introduces the possibility of revoking citizenship uniquely to a specific category of people (that have become citizens ex artt. 4,5 e 9 L. 91/1992), and when it contemplates the chance of an undefined statelessness for the person.

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