La salvaguardia della dimensione privata nell’epoca dell’“always on”: riflessioni sulle matrici normative del «diritto alla disconnessione»

La diffusione della tecnologia digitale ha profondamente trasformato le modalità di lavoro e le pratiche quotidiane, imponendo una connessione continua tra i lavoratori e gli strumenti elettronici di comunicazione. L’uso intensivo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) ha reso i lavoratori permanentemente reperibili, accentuando le difficoltà nel tracciare confini netti tra sfera professionale e privata e favorendo l’insorgenza di fenomeni quali workaholismtecnostress e burnout digitale, la cui rilevanza è stata ulteriormente amplificata dalla pandemia da SARS-CoV-2. Tale contesto ha sollecitato l’intervento dei legislatori nazionali e sovranazionali, orientati a promuovere il diritto alla disconnessione (Right to Disconnect, R2D), concepito come strumento giuridico finalizzato a tutelare l’integrità fisica e psichica dell’individuo-lavorato, garantire il rispetto dei tempi di riposo e salvaguardare la vita privata, delineando così una nuova frontiera della protezione della persona nell’ambito dell’attività lavorativa digitale e nella società della connettività permanente.

The pervasive integration of digital technologies has fundamentally transformed both the organisation of work and the fabric of everyday life, engendering a state of uninterrupted connectivity between individuals and electronic communication systems. The intensive reliance on Information and Communication Technologies has rendered constant availability an implicit professional norm, progressively eroding the boundaries between occupational and private spheres and precipitating psychosocial conditions such as workaholism, technostress, and digital burnout—pathologies that were further intensified during the SARS-CoV-2 pandemic. Against this backdrop, both national and supranational legislators have sought to reconceptualise the Right to Disconnect as a legal instrument aimed at safeguarding the psychological and physical well-being of workers, while reaffirming the sanctity of personal time. In doing so, they have delineated a renewed paradigm of human protection within the broader context of labour in the age of perpetual connectivity.